Stati mentali, stati di salute e spazi di scelta

Negli ultimi cento anni le ricerche sulla relazione tra mente e corpo hanno prodotto un corpus di conoscenze che cambia l’approccio alla salute, sia in termini di prevenzione che di potenziamento dei meccanismi naturali di ritorno all’equilibrio dell’organismo1. Le discipline che hanno contribuito ad arricchire la nostra conoscenza sul Sistema Uomo sono molteplici: dalla medicina interna alla psicologia, all’endocrinologia; dalle teorie dello stress alla medicina psicosomatica; dalla genetica all’epigenetica; dall’oncologia all’immunologia; dalle neuroscienze al metodo Simonton, e altre ancora. Le interrelazioni tra variabili mentali e variabili corporee sono così numerose che sono nate discipline che riuniscono rami tradizionalmente separati della medicina, come la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)2.

La psicosomatica oggi

Quando si parla di psicosomatica oggi, si parla perciò dell’unione tra ciò che costituisce la qualità di vita, le relazioni, la motivazione, gli aspetti economici e il ruolo sociale, e le risposte biologiche dell’organismo. Il nostro corpo, con le sue cellule, le sue capacità di adattamento e le sue difese, non interagisce solamente con l’ambiente esterno, i germi, l’inquinamento o la dieta, ma anche con la nostra vita interiore. Questa infatti ha il potere di alterare il funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo, la produzione neuroendocrina e di influenzare le modalità di risposta del sistema immunitario.

La sostanzialità di questa relazione così simbiotica tra l’esperienza del vivere e il corpo, sembra però non essere ancora patrimonio comune. Ancora oggi infatti quando ci si riferisce a un problema di “origine psicosomatica”, la maggior parte delle persone indica con quel termine un gruppo di disturbi (come dermatite, colite spastica, asma bronchiale, ipertensione, ecc.) per i quali non si riesce a trovare una causa organica, e che di conseguenza vengono attribuiti alla somatizzazione di problemi di ordine psicologico. Questo ci riporta alle origini della psicosomatica e ai “sintomi di conversione” di matrice freudiana, ovvero disturbi non assistiti da un problema organico alla base, i quali venivano considerati nella loro vertente simbolica, ovvero come tentativi del corpo di dare voce a un disagio interiore che la persona non fosse in grado di esprimere altrimenti.

Quando la mente è al centro

A questo riguardo, è ormai comprovato che le tensioni emozionali non espresse possono, a lungo andare, iscriversi nel corpo, e sicuramente è di grande aiuto utilizzare il sintomo per risalire alle stesse e scioglierle, ma la relazione tra mente e corpo o c’è o non c’è, e se esiste è all’opera in ogni momento: non possiamo perciò affermare che agisce solo nel caso di alcuni disturbi, mentre per altri è irrilevante. Se infatti il Sistema Nervoso Autonomo è mantenuto sotto sforzo da una costante riposta da stress cronico incontrollabile, l’organismo ne risulta indebolito nel suo complesso. Oggi sappiamo che gli stati mentali influenzano non solo la colite ulcerosa ma anche malattie come il cancro. Sono davvero numerosi gli studi che individuano fattori che influiscono, sia in positivo che in negativo, sul rischio di contrarre la malattia e sul suo successivo decorso. Inoltre, fenomeni come l’effetto nocebo e placebo, la cura mediante ipnosi e le remissioni spontanee, pongono la mente al centro di potenti processi di guarigione che vale la pena approfondire. Per fare un esempio più concreto di come la mente può influenzare i processi biologici, pensiamo all’impiego della visualizzazione, ovvero dell’attività immaginifica ed emozionale dell’emisfero destro del nostro cervello, la quale unita alla capacità dello stesso di creare al suo interno un’immagine e una memoria del corpo, si è dimostrata capace di modulare intensità e qualità della risposta immunitaria (Zachariae, 1989; Hall, 1992). 

Stati mentali e salute

Le scoperte della psicosomatica hanno messo in evidenza la grande complessità del Sistema Uomo, nel quale un grande numero di variabili interagiscono e si condizionano mutuamente nell’evolversi delle dinamiche della salute. Se però cerchiamo di tirare i fili delle conoscenze attuali, iniziamo a individuare degli stati mentali che nel loro insieme  promuovono il ritorno all’equilibrio dell’organismo, e che ho chiamato “Spazio di spinta vitale”. Al contrario, esistono stati mentali che invece indeboliscono il sistema psicofisico e che trovate raggruppati come facenti parte dello “Spazio di distress3”.

Come appare evidente, nello Spazio di distress appaiono tutti quegli stati d’animo, convinzioni, e atteggiamenti che mantengono alta la risposta da stress e poco attraente la vita stessa. Al contrario, nello Spazio di spinta vitale è incluso l’insieme di credenze, motivazioni e spinta all’azione che permette alla persona di vivere pienamente ogni singolo giorno.

Dagli stati mentali agli spazi d’azione

Ma perché parliamo di “Spazi”? Parliamo di spazi perché lo spazio è la dimensione in cui la nostra vita ha luogo concretamente. Questi due elenchi di fattori che favoriscono la vitalità e la salute e di fattori che le allontanano non costituiscono qualcosa di separato da noi, che ci viene dato e che non possiamo cambiare. Al  contrario, una volta resi consapevoli del potere di queste leve di salute, si tratta di decidere da che parte vogliamo stare, perché la decisione di spostarsi dallo Spazio di distress allo Spazio di spinta vitale è una decisione che appartiene solo a ciascuno di noi. Naturalmente possiamo chiedere aiuto, alle persone che amiamo e ai professionisti che sceglieremo, ma la decisione di andare in una direzione o nell’altra è innanzitutto nostra.


Nota: il Counseling non è psicoterapia, né un intervento di cura o un’attività sanitaria. Il Counseling è una professione disciplinata dalla Legge n. 4 del 14 gennaio 2013.

Bibliografia

Bizzarri M. (1999), La mente e il cancro, Frontiera Editore, Milano.

Bottaccioli F., Bottaccioli A.G. (2017), Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. Il manuale, Edra, Milano.

Hall H.R., Minnes L., Tosi M., Olness K. (1992), “Voluntary modulation of neutrophil adhesiveness using a cyberphysiologic strategy”, Int J Neurosci, Apr;63(3-4):287-97.

Scognamiglio R.M. (2004), Il male in corpo, Franco Angeli, Milano

Zachariae R., Bjerring P., Arendt-Nielsen L. (1989), “Modulation of type I immediate and type IV delayed immunoreactivity using direct suggestion and guided imagery during hypnosis”, Allergy, Nov;44(8):537-42

Note

1 Per approfondire sulle diverse teorie che hanno contribuito a costruire la psicosomatica così come la conosciamo oggi si vedano i testi indicati in bibliografia di Bizzarri (1999), Scognamiglio (2004), Bottaccioli (2017).

2 La PNEI è la disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra la psiche e i sistemi biologici. Si occupa dunque di tracciare le interdipendenze tra le emozioni che proviamo e le ripercussioni sull’attività cerebrale, sull’equilibrio ormonale e sulle risposte del sistema immunitario.

3 Con distress si indica lo stress disfunzionale che richiede una risposta di adattamento così duratura e intensa da arrivare a logorare il sistema psicofisico. Per approfondire definizione e sfumature dei diversi tipi di stress, si veda l’articolo/capitolo.

Foto di Monsterkoi da Pixabay.

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