Libro

Il dolore è un rito di passaggio, certo. Ma anche la gioia, mica scherza! Anzi, per alcuni è la PANACEA.

Io e il mio caro amico Giuseppe Soro abbiamo voluto parlare dei meravigliosi intrecci tra felicità e salute in una storia frizzante e profonda, leggera e colorata, surreale e divertente.

Come possono gli orgasmi di gola essere la base della salute? Come possono le passioni portare a creazioni prodigiose o a far crollare interi palazzi? Come può un aereo volare a pancia in su e contromano? È vero che la vita offre a ciascuno un’opportunità per tornare a fiorire? È mai possibile che medici, stregoni e defunti si uniscano a pranzi luculliani? O che si possa ridere fino alle lacrime parlando di fisco?

Tutte le risposte in Panacea. Il furgone FolksFaken DA-13 sta per partire per un viaggio nei dubbi, nelle speranze e nei poteri magici e reali. Quelli di ognuno di noi.  Sentite il clacson? Venite?

Trovate nella pagina Panacea – La storia, la sinossi del libro e le biografie degli autori. Io e Giuseppe saremmo felici di conoscere la vostra opinione e scambiare commenti ai seguenti indirizzi di email: luciana.giordo@psicosomatica.eu e giuseppe_soro@libero.it.

Panacea può essere acquistato sul sito www.youcanprint.it, su Amazon, IBS e nelle altre principali librerie online, sia in versione cartacea che digitale. Può inoltre essere ordinato in una delle 4.500 librerie che aderiscono alla rete di distribuzione di Youcanprint. In Sardegna potete trovarlo in carta e inchiostro nelle librerie e biblioteche indicate nella pagina Panacea – Online e in libreria. Contattateci pure in caso di qualunque inconveniente.

Buona lettura e buon viaggio!

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Le recensioni

Panacea mi ha stregato. Mi ha commosso e divertito. L’ho letto con piacere intenso, a tratti assaporandolo, a tratti divorandolo.
È leggero (come tu stessa hai detto “puoi leggerlo sotto l’ombrellone”) ma è profondo. È satirico, ma sempre delicato. E poi è romantico, un tocco che fa sempre bene al cuore, cui piace sognare.
Il potere magico dei dolci del forno ha effetto anche su chi, dall’altra parte della pagina, semplicemente ne legge il profumo e il sapore (che arriva! È incredibile come arriva!).
Non ultimo, è stato bello riconoscere nei luoghi del racconto quelli di quest’isola, e in questo riconoscere conoscerla più a fondo, in maniera nuova. Nelle sue pagine mi sono sentita a casa.
Panacea è una favola dove tutti possiamo abitare. E fare nostro il lieto fine, che è a portata di mano, e di vita. Grazie!”.

Flavia

“Il registro stilistico è brillante, le situazioni tra il paradossale e il grottesco sono una caricatura delle comuni esperienze umane: fortuna, dubbio, malattia, speranza, caduta e riscatto. Sottolinea nella prefazione l’oncologo Elio Martin: «Nel corpo si iscrive la storia delle esperienze vissute. La rinascita dei vari personaggi non avviene solo nel loro animo, ma si riflette nel corpo, nella loro energia e nella loro vitalità». Il risultato è un romanzo corale, di ampio respiro, il cui messaggio è un invito, delicato ma fermo, a non dubitare nemmeno di fronte alle avversità del potenziale racchiuso in ognuno di noi”.

Quotidiano “L’Unione Sarda” del 06/10/2018

La grande delusione del romanzo è che ……alla fine finisce. Però al lettore resta la conoscenza dell’universo parallelo (ma non troppo) popolato da personaggi strani, seri, semiseri, misteriosi ma conosciuti, odiosi ma simpatici, saggi ma casinisti, piccoli ma capaci di grandi “azioni di guerra”, ognuno a suo modo facente parte con il suo spazio personalissimo di quella varia umanità che in realtà, anche se non ne siamo coscienti, tutti noi frequentiamo in ogni giorno della nostra vita. Chi di noi non ha preso nella sua vita uno sgangherato mezzo per raggiungere un obiettivo “stellare” precluso alla Ferrari e all’elicottero personale? Bello sarebbe avere un Forno Panacea in ogni città, e poi: quale medico non vorrebbe essere il dottor Duruà?

Ferdinando

“Una storia fantastica ma realistica. Una storia che mi ha fatto piangere, ridere e riflettere…avvincente e non scontato nemmeno il finale. È uno di quei libri che ti dispiace quando arrivi all’ultima pagina e vorresti che la storia continuasse…”.

Donatella

“…quella di Panacea è una storia che nasce dall’esperienza di fondere temi profondi come la relazione tra mente, emozioni e corpo con i principali fattori di guarigione, confermati dalla psicosomatica recente: la gioia, il gioco, il piacere, il senso del proprio esistere, il sentirsi parte di una comunità e della natura… l’amore, la passione, la tenerezza e l’ilarità. Panacea contiene tutto questo e, alternando profondità, leggerezza e risate, si rivela una lettura ad alto tasso terapeutico.

http://www.donnainsalute.it/news/panacea-lettura-ad-alto-tasso-terapeutico/

Rivista Donna in salute, 04/10/2018

“Leggere Panacea è come bere una limonata fresca in un giorno d’estate”.

Anna

“… L’eccellenza di questo libro risiede in questo: viene proposta una ricetta per affrontare il problema della disparità di trattamento dei Cittadini. La ricetta è conosciuta ma non attuata e si compone di questi ingredienti: il dialogo, il rispetto degli altri e il rispetto delle regole di convivenza. Panacea fornisce alcune vicende esemplari in cui questi principi vengono realizzati. Il viaggio di un gruppo di persone totalmente diverse tra loro che alla fine dell’esperienza trovano punti di incontro per stare insieme e affrontare la vita. La ricerca dei “guaritori” merita un altro capitolo a sé in quanto affronta la perduta civiltà sarda. Ma anche i risvolti della verifica fiscale e le modalità finali della stessa offrono spunti di riflessione per realizzare una società migliore fondata sul dialogo e non sulla contrapposizione.

A mio modesto parere questo libro non può finire con una semplice recensione tra i lettori. Ho immaginato e sono a disposizione per creare una Associazione Panacea che divulghi questa “Rivoluzione o Rivolta” nell’ agire delle persone. Tutti noi abbiamo l’esigenza di trovare unità di intenti per vivere in una società più serena o meglio “sana” lontana dalla vacuità delle proposte politiche attuali frutto spesso di contrapposizioni in cui vince il più forte ma si dimentica la solidarietà tra le persone. È una proposta embrionale ma ritengo sia una esigenza generale a cui si può tentare una risposta come prospettata in Panacea naturalmente con un enorme lavoro sulla “testa” di ciascuno di noi. È questa la sfida che ci aspetta”.

Angelo

Dopo aver letto Panacea è stato facile, bene o male, trovare, tra le sue righe, tracce di noi stessi, considerato che i personaggi che lo animano rappresentano un piccolo microcosmo dove gli autori condensano, in maniera ironica, le sfaccettature più assurde, ma allo stesso tempo più umane, delle debolezze e delle capacità di riscatto dell’individuo.

Il pane, alimento semplice ed essenziale per eccellenza, rappresenta la trasposizione materiale di un senso di fiducia e ottimismo di cui ognuno di noi dovrebbe nutrirsi giorno dopo giorno per affrontare le vicissitudini della nostra personale esistenza, liberandoci da quel persistente impulso all’autocommiserazione che, per quanto a volte possa essere il giusto rifugio dall’impossibilità effettiva di riuscire a pilotare la nostra vita nel modo che vorremmo a causa di “forze” più grandi di noi, rappresenta allo stesso tempo una fuga dalle nostre, spesso molto velate, responsabilità quotidiane.

Traspare dal romanzo un invito pacato e privo di pregiudizi ad affrontare una riflessione su noi stessi e sul nostro modo di approcciarci alla vita e all’”altro”, cercando un modo per risvegliarci dal torpore che troppo spesso ci vede imprigionati nella nostra fretta, nelle lancette dell’orologio che scorrono veloci, nei nostri problemi quotidiani e sempre più restii a fermarci per socializzare con il prossimo. Divertente l’idea di un furgone per rappresentare le anime sgangherate dei suoi viaggiatori che vanno alla ricerca di se stesse liberandosi dai convenzionalismi e dai preconcetti che le cementano in una vita apparentemente priva di sbocchi vitali.

L’esempio più eclatante di questa contrapposizione, ottimismo e vittimismo, che persiste lungo tutto il processo narrativo di Panacea, è messo in chiara luce tra la figura anticonvenzionale del Dr. Duruà, àncora di salvezza per molti poveri cristi a cui cerca di infondere, con i suoi insegnamenti, il coraggio e la forza che solo attraverso una profonda ricerca introspettiva possono confortare e dar loro manforte per fronteggiare le più tragiche avversità della vita; e la sua antitesi rappresentata dal Dr. Ricetti, medico di esperienza, ma ormai in totale stato di sudditanza psicologica nei confronti del colosso farmaceutico Wellness & Drugs, che “sforna”, come una catena di montaggio, farmaci “miracolosi”, ma solo per i propri economici profitti.

La redenzione del Dr. Ricetti dopo il faccia a faccia con Duruà, rappresenta l’immane speranza di poter vivere in un mondo migliore, dove alla fine non prevalgano i soliti interessi privati a discapito della salute fisica e mentale dell’intera collettività e dove i veri supereroi, quelli della vita quotidiana, vincono sempre, anche contro la “mostruosa” demenzialità della macchina burocratica all’italiana che ci schiaccia, impietosa, come un trita-sassi.

I due stili, quello di Luciana e quello di Giuseppe, descrittivo-romantico il primo ed empirico-caricaturale, con esilaranti spunti di fantozziana memoria, il secondo, si fondono molto bene nell’affrontare le tematiche più varie, quali l’insicurezza, l’omosessualità, l’invidia, l’ipocondria indotta da un sistema farmaceutico-finanziario che ci vuole succubi di patologie a volte inesistenti e dove le inevitabili risate che vengono strappate da certe scene, risvegliano in modo leggero quel senso di autocritica che dovrebbe accompagnarci giorno dopo giorno e insegnarci a non prenderci troppo sul serio. Il senso di ottimismo che alla fine rimane, a nostro avviso, il concetto principale dell’intero racconto, va al di là di ogni singola storia personale e di sofferenza psico-somatica dei vari protagonisti che a volte, sia pur surreali, rendono, in maniera molto tangibile, quel bisogno di positività che in quest’epoca sempre più tecnologica e globalizzata, diventa ormai imprescindibile.

Laura e Roberto



Nota: il Counseling non è psicoterapia, né un intervento di cura o un’attività sanitaria. Il Counseling è una professione disciplinata dalla Legge n. 4 del 14 gennaio 2013.