Il non attaccamento

Di tanto in tanto qualche cliente mi racconta di non osare aspirare al meglio per sé, che si tratti di guarire o di raggiungere un altro obiettivo importante, perché se il suo desiderio non dovesse avverarsi, la sua delusione sarebbe troppo grande e lui non potrebbe reggerne il dolore: in altre parole, ciò che lo guida è la convinzione malsana che «se volo più in alto la caduta fa più male». Questo timore è comprensibile naturalmente, ma l’alternativa di mantenere le ali tarpate non aiuta a vivere meglio adesso né a rendere più probabile il coronamento dei nostri desideri e, in estrema sintesi, non ci rende granché felici. Senza contare che se poi le cose dovessero proprio andare male, dovremmo comunque attraversare un momento di lutto, il quale non sarebbe certo meno doloroso per il fatto di aver cercato di reprimere in via preventiva le nostre speranze.

Sognare il meglio non vuole però dire non tenere in conto la realtà. Potrebbero esserci mille cose che possono andare diversamente da come desideriamo, ma la soluzione non è impedirci di sognare, bensì non attaccarci a quel sogno. Sognamo al massimo ma ci prepariamo anche un piano B e un piano C, ovvero soluzioni di seconda e terza scelta (Kaspar, 2018), che ci permetteranno di trovare un punto di benessere anche in scenari meno appetibili. In questo modo potremo goderci il nostro desiderio di più alto respiro fiduciosi che se non dovesse andare proprio come noi vorremmo, sapremo trovare le risorse interiori e l’aiuto intorno per gestire al meglio gli eventi. In questo modo evitiamo di farci congelare dalla paura e non le permettiamo di togliere il colore alla vita. Oggi possiamo focalizzarci sul nostro risultato desiderato, e se domani dovessero presentarsi dei problemi, saremo in grado di farvi fronte.

Maria aveva 60 anni quando le fu diagnosticata una recidiva di tumore. Era madre di un figlio di 20 anni e di una figlia di 25 e nonna di due bambini di 2 e 4 anni. Stava realizzando un ciclo di chemioterapia quando le chiesi quale fosse il suo risultato desiderato. Era triste e scoraggiata quando mi disse «È inutile sognare, sono qui a tempo, non credo mi resti molto da vivere». Nella sua percezione della realtà, tra tutti gli scenari possibili, Maria sceglieva il peggiore. Quando provai a portare la sua attenzione sul suo desiderio di prima scelta mi raccontò di voler vivere fino a 85 anni in buona salute e di voler assistere alla laurea dei nipotini. Naturalmente non sapeva se questo sarebbe stato possibile, sentiva però che questa era la verità e, nel tempo, decise di mantenerla ferma, perché immaginarsi alla festa di laurea dei nipoti le faceva provare una grande felicità nel presente. Si preparò anche all’evenienza di non riuscire vivere così a lungo, magari sarebbe potuta arrivare a 75 anni e a vedere i figli sistemati, i nipoti diplomati e comunque quasi adulti e in cammino verso una vita piena e felice. Nell’eventualità di vivere ancora per cinque anni, si immaginava di passare in compagnia dei suoi nipotini buona parte delle sue giornate, di portarli a fare delle gite e di insegnare loro a leggere e scrivere e questo rappresentava per lei un’esperienza che voleva assolutamente fare prima di morire. Arrivò a pensare che qualunque fosse stato il tempo a sua disposizione, lo avrebbe fatto bastare per dare ai suoi cari e ricevere da loro il massimo affetto possibile. Questo la portò a gustare di più ogni momento, a vivere più intensamente la quotidianità familiare e a dare più valore al suo tempo, dedicandosi quasi esclusivamente alle relazioni per lei realmente importanti. Dopo circa un anno si accorse che stava vivendo in maniera molto più intensa e serena, il fatto di essersi concessa di riprendere a sognare ma senza attaccarsi al risultato le aveva regalato una maggior qualità di vita nel presente e la stava aiutando a restare nel suo spazio di vitalità, a tutto vantaggio della sua salute.


Nota: il Counseling non è psicoterapia, né un intervento di cura o un’attività sanitaria. Il Counseling è una professione disciplinata dalla Legge n. 4 del 14 gennaio 2013.

Bibliografia

Kaspar, C. (2018), Il metodo Simonton anticancro, Feltrinelli Editore, Milano

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Desidero, fortissimamente desidero

Una cosa che spesso succede a chi riceve una diagnosi di cancro o altra malattia percepita come fortemente minacciosa è che improvvisamente la persona si sente avvolta da una “bolla” che la separa da quello che la sua vita è stata fino a quel momento e da un futuro di progetti che sente di non potersi più permettere. Continue reading

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Ragioni per vivere

Una delle principali domande che attende chi è affetto da un problema di salute e chiede il mio aiuto è: «Perché vuoi guarire?». Lungi dal voler essere una provocazione, è un invito a chiedersi se ci siano delle solide motivazioni per voler guarire che vadano oltre la paura della malattia in sé. Continue reading

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Salute, “responsabilità” e “colpa”

L’esistenza di un’interdipendenza tra pensieri, emozioni e salute, ci dice che le esperienze che viviamo vengono riflesse su tutti i livelli del nostro essere in base a come noi li percepiamo. Per esempio, un gesto che abbiamo interpretato come offensivo ai nostri riguardi può scatenare un flusso di pensieri inarrestabile, ci fa chiudere lo stomaco e fa produrre al nostro corpo ormoni che ci rendono estremamente attivi e irritabili. Uno stress moderato come l’ansia nel periodo che precede un esame può indebolire le difese del nostro organismo (riducendo in maniera significativa il numero dei linfociti T, delle cellule T-helper e dell’attività delle cellule Natural Killer), rendendoci più permeabili alle malattie (Darby e Fannon, 1995). Continue reading

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Remissioni spontanee: qualche ipotesi

Dall’analisi di tutti i casi e dalle review dei lavori di altri medici e studiosi, inclusi nel volume Spontaneous Remission, Hirshberg e O’Regan riassumono le varie ipotesi maturate, durante il corso del Novecento, sui meccanismi che possano spiegare le remissioni spontanee, soprattutto per quel che si riferisce al cancro. Già dall’inizio del secolo, diversi autori suggerivano che la tendenza dei tumori non fosse necessariamente progressiva, ma che si trattasse di un fenomeno nel quale possono alternarsi fasi di crescita, di stasi e di regressione, le quali dipendono dalle naturali capacità del corpo di contenerle. Continue reading

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Aspettative negative ed effetto nocebo

Negli articoli precedenti abbiamo descritto gli effetti psicologici e fisiologici che speranza a aspettative positive posso avere sui processi di guarigione. È però importante, al fine di avere una visione d’insieme di questi meccanismi, fornire qualche dettaglio in più rispetto ai pericoli di restare invischiati nel circolo vizioso delle aspettative negative, le quali possono “appesantire” il nostro sistema psicofisico e rendere più difficile il ritorno alla salute, dando corpo al cosiddetto effetto nocebo. Continue reading

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Effetto placebo e biologia delle aspettative positive

Si parla di placebo quando ci si riferisce a una sostanza che non è dotata di effetti terapeutici (la classica “pillola di zucchero”) ma che viene somministrata ai pazienti come se li possedesse1. Si utilizza nelle sperimentazioni volte a verificare la reale efficacia dei farmaci. Spesso dette sostanze inducono nei pazienti miglioramenti reali dei loro disturbi, i quali si riconducono al denominato effetto placebo, ovvero alla somatizzazione delle  aspettative di miglioramento che il malato attribuisce al rimedio che gli è stato somministrato. Si tratta perciò di quel fenomeno in base al quale l’aspettativa crea la propria realtà e che funziona sia in caso di aspettative positive che di aspettative negative, nel qual caso parleremo di effetto nocebo. Continue reading

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L’ingrediente di base della guarigione: la speranza

Nessun seme di guarigione può germogliare con successo  se non si radica nel terreno fertile della speranza. Dentro alla parola speranza c’è innanzitutto un desiderio, il desiderio che una situazione che consideriamo ideale possa realizzarsi per il solo fatto che lo vogliamo, con tutte le nostre forze. È una spinta vitale che riguarda tutti. Può trattarsi per esempio di voler trovare una casa più grande, un lavoro più interessante o remunerativo, un grande amore, tempo per coltivare le proprie passioni.

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Sentirsi in buone mani

A seguito della comunicazione di una diagnosi di cancro o di un’altra malattia che riteniamo minacciosa per la nostra sopravvivenza, sentiamo immediatamente di lasciare la nostra vecchia vita perché ora stiamo entrati a piè pari in una situazione di emergenza. La paura è il grande nemico in queste circostanze, attiva l’asse dello stress che altera il buon funzionamento dell’organismo, e può generare una forte ritenzione idrica capace di produrre un peggioramento dei i nostri sintomi. Cerchiamo istintivamente e con urgenza degli appigli per non essere trascinati via dagli eventi e metterci al sicuro, nel tentativo di risolvere o quantomeno arginare il problema. Il primo e più importante di questi appigli è il medico. Continue reading

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